Saturday, February 10, 2007

La scrivanìa

Quando studiavo avevo sempre la scrivanìa in disordine. Mi capitava di dover cercare una biro, una gomma, o qualche altro oggetto e di non trovarlo mai. Mi toccava perdere dei quarti d'ora per rovistare sotto le carte, tra gli scaffali, etcetera. Succedeva che l'oggetto cercato veniva fuori più tardi, casualmente, quando ormai non mi serviva più. Allora sperimentai un nuovo modo di cercare le cose.
Ogni volta che non trovavo qualcosa che mi serviva, decisi di non cercarlo affato, ma di iniziare a mettere ordine, con calma, sulla scrivanìa. Impilavo i fogli, chiudevo i libri, mettevo da parte i quaderni... ma non c'era bisogna di arrivare alla fine di queste operazioni, perchè poco dopo aver iniziato, e senza che lo volessi, l'oggetto cercato spuntava magicamente fuori.

Sunday, January 07, 2007

Apocalypto

Ho letto la "trama" del film di Mel Gibson sui giornali: gli indigeni si scannano senza pietà, e alla fine del film si vedono all'orizzonte le prime navi europee che arrivano in Sudamerica. Sembra che il messaggio voglia essere: "gli indigeni erano sanguinari selvaggi, gli europei hanno portato l'ordine, la civiltà", cercando così di minimizzare, per non dire di azzerare, la gravità dei genocidi compiuti dagli europei.
Sembra un film fatto ad hoc come metafora dell'Iraq, e del resto gli orientamenti di Gibson sono noti. Sarei comunque curioso di vederlo questo film, ho l'impressione che Gibson sia un buon regista.

Tuesday, November 28, 2006

Racconto di un goal

Era il marzo del '96 e avevo 15 anni. Giocavamo di domenica mattina e faceva ancora molto freddo. Ricordo ancora com'eravamo intirizziti durante il riscaldamento. Alessio si avvicinò e mi chiese con sarcasmo: "Adamo... sei ancora titolare?"
Fino a quel momento avevo giocato da titolare perchè c'erano stati molti infortunati. Quel giorno invece la rosa era al completo, i giocatori più forti erano tornati disponibili, e nonostante questo l'allenatore decise di darmi fiducia, sorprendendo anche me. Mi chiese perfino se preferivo giocare ala o interno destro e io gli risposi che che per me era indifferente. "Bene, allora giocherai interno destro" mi disse.
Per la prima volta giocavamo col modulo ad una sola punta, e cinque centrocampisti.
Dopo 5 minuti gli altri sbagliarono un rigore.
Verso la metà del primo tempo andammo in goal su punizione (splendido tiro di prima all'incrocio del secondo palo). 1-0.
E veniamo al mio goal.
L'azione si stava svolgendo sulla fascia sinistra, e io mi trovavo in mezzo al campo. Eravamo in possesso palla, ma il pressing era asfissiante. Ricordo bene come il terzino ricevette un passaggio all'indietro dal mediano, circa all'altezza della metacampo. Il terzino aveva lo spazio per effettuare un lancio, se l'avesse voluto, e fu in questo frangente che iniziai a muovere qualche passo in avanti. L'interno di sinistra, mio collega di reparto, era un tipo timido, e raramente si azzardava a fare incursioni in avanti. Io invece non ero timido.
Non so se il terzino mi vide, se percepì il mio movimento, o se voleva soltanto liberarsi del pallone. Tuttavia si coordinò per effettuare il lancio con il destro (cosa alquanto inusuale per lui) e senza nemmeno stoppare il pallone.
Allora scattai, e ancora prima che il pallone si staccasse dal suo piede avevo preso quei due-tre metri di vantaggio che i difensori non sarebbero più riusciti a recuperare. Il lancio fu splendido, tagliò molto bene la difesa avversaria. La palla rimbalzò sull'erba umida acquistando velocità, e fu allora che la palla passò vicino al centravanti, quello che aveva segnato su punizione.
Era sempre stato un grande egoista in campo, e con me aveva sempre avuto una rivalità speciale. Avrebbe potuto appropriarsi del pallone senza problemi, rovinando tutto. Mentre la palla gli passò vicino, e io stavo ancora correndo, incrociammo gli occhi. Lui era marcato, io ero libero. L'allenatore si sarebbe incazzato alquanto. Lasciò sfilare il pallone, saggiamente, portandosi via il suo marcatore.
A quel punto ero davvero solo, davanti alla porta, e dovevo decidere come tirare.
Ebbi un flash. Mi tornò in mente un goal di Batistuta in coppa Italia contro l'Inter, un colpo d'esterno, in corsa, rasoterra, angolato. Mi venne fuori un colpo uguale, ma di sinistro, che non é nemmeno il mio piede. Forse perchè nel momento in cui ebbi il flash avevo il destro come piede d'appoggio.
La palla scivolò benissimo sull'erba umida. "Entra, ti prego!" pensai.

Monday, July 10, 2006

Fade away

Quand'ero giovane pensavo di avere la risposta ad ogni problema
sapevo esattamente ciò che volevo diventare
ora sono certo che tutte le porte si sono chiuse

Vivevo in una bolla, i giorni non finivano mai
non sapevo ciò che la vita mi avrebbe prospettato
la fantasia era realtà
ora sono più consapevole di ciò che sento

Ti farò un ritratto
perchè penso che da domani non vivrai più qui
non ho più trovato le risposte ai miei problemi
riusciamo ad avere solo ciò di cui ci accontentiamo

Mentre viviamo i sogni che abbiamo da bambini svaniscono

Ora la mia vita ha preso un'altra direzione
penso solo che sia giusto dirti: sogna finchè puoi
forse un giorno ti spiegherò il perchè

Ti farò un ritratto...

Iaquinta, l'anti-calcio

Ieri sera finale dei Mondiali Italia-Francia.
Dal secondo tempo regolamentare in poi la Francia ha giocato meglio. Per forza, aveva un attacco molto più forte: la velocità di Ribery, il controllo di palla di Zidane, le azioni personali di Henry. Mentra l'Italia, con Totti e Toni, aveva un attacco spuntato. Si sa, la miglior difesa è l'attacco, e con un attacco praticamente nullo anche la nostra difesa ha traballato. Lippi ha provveduto a fare un paio di sostituzioni prima che fosse troppo tardi, dentro De Rossi e Iaquinta. Ora dico: perchè Iaquinta?
Chi è più forte, Iaquinta o Gilardino? Chi è stato pagato 24 mln di euro? Chi ha segnato 63 gol in tre campionati? Chi ha fatto quella stupenda azione personale colpendo il palo contro la Germania? Chi ha fatto lo splendido assist a Del Piero?
E poi che senso ha fare giocare un centravanti come Iaquinta sulla fascia? Allora non sarebbe stato meglio convocare Marchionni? Come molti allenatori Lippi ha le sue fissazioni tattiche. Iaquinta è una di queste, assieme a Zaccardo. Ma per me gli uomini contano più delle tattiche.
Avremmo dovuto giocare sempre con la nostra coppia d'attacco collaudata, Toni-Gilardino. Già contro la Germania la scelta di giocare a una sola punta mi era parsa discutibile. Si è visto che eravamo nettamente superiori e infatti abbiamo segnato quando abbiamo messo su più attaccanti. Inoltre è discutibile aver dato fiducia a Totti fin dall'inizio. L'unica partita ben giocata da Totti è stata quella contro l'Australia, in cui è entrato nel secondo tempo e ha fornito assist e lanci a bizzeffe.
Quella di ieri non è stata una partita entusiasmante. Credo che l'Italia avesse le potenzialità per vincerla sul campo, senza andare ai rigori, se (almeno) avesse fatto giocare il Gila. Anche Inzaghi sarebbe stato meglio di Iaquinta.

Wednesday, May 17, 2006

Il destino della Juve

Tutte le squadre e tutti i tifosi ci hanno perso qualcosa. Ma quando il polverone si poserà per terra, la cosa più brutta sarà vedere, nell'albo d'oro del campionato italiano, la scritta accanto a tutti quegli scudetti della Juve: (revocato).
E pensare che avrebbero potuto essere dei bei campionati, giocati lealmente, vinti da qualcuno (magari anche dalla stessa Juve).
Quelli che ci perderanno di più saranno i tifosi juventini, che in questi anni hanno gioito tanto.
Tra questi ne prendo ad esempio uno: Alessandro Del Piero, la cui carriera calcistica è lagata a doppio filo a questa squadra. Del Piero, l'uomo che ha vinto tanto con la maglia bianconera e che sarebbe voluto arrivare alla terza stella. Un ragazzo serio, umile, che è stato sicuramente sopravvalutato agli inizi della sua carriera, e che poi è stato oggetto di sani sfottò (anche da me), per il quale però parlavano le vittorie che aveva ottenuto e per le quali aveva contribuito in maniera decisiva. Cosa potrà dire tra dieci anni Del Piero? "Nella mia carriera ho vinto... niente! tutto era rubato, tutto era finto, ed è stato revocato."

L'affaire Moggi

Attorno alla figura di Luciano Moggi sono sempre aleggiate molte leggende. Si diceva che con il suo potere e la sua abilità fosse in grado di muovere molte leve nel mondo del calcio e degli affari, ma mai nulla di concreto era venuto a galla. Ogni leggenda ha però un fondo di verità, e oggi questa verità è venuta prepotentemente a galla, ed è stata messa in luce una relatà se vogliamo ancora più clamorosa e dirompente di quanto ci si potesse aspettare.
Tutto il potere che Moggi aveva era figlio della paura che sapeva incutere nelle altre persone, e dietro a questa capacità di terrorizzare gli altri, di millantare potere, non c'era nulla. Era tutto finto.
Oggi giustamente ridiamo di lui, finito nella polvere.
Vorrei riportare in proposito un brano tratto da "Il nome della rosa", in cui Guglielmo da Baskerville dice a Jorge da Burgos ciò che pensa di lui:
"Il diavolo non è il principe della materia, il diavolo è l'arroganza dello spirito. [...]Io ti odio Jorge, e se potessi ti condurrei giù per il pianoro, nudo con penne di volatili infilate nel buco del culo, e la faccia dipinta come un giocoliere o un buffone, perchè tutto il monastero ridesse di te, e non avesse più paura. Mi piacerebbe cospargerti di miele e poi avvoltolarti nelle piume, portarti al guinzaglio nelle fiere, per dire a tutti: costui vi annunciava la verità e vi diceva che la verità ha il sapore della morte, e voi non credevate alla sua parola, bensì alla sua tetraggine. E ora vidico che, nella infinita varietà dei possibili, Dio vi consente anche di immaginarvi un mondo in cui il presunto interprete della verità altro non sia che un merlo goffo, che ripete parole apprese tanto tempo fa."

Friday, April 28, 2006

Translation - All Around The World

Mezzanotte è un po' presto per me
per passare attraverso tutto ciò che vorrei essere
Non credo a tutto ciò che vedo
sai che sono cieco, dunque cos'hai da ridire?

Portami via
non ho più voglia di stare qui
tutte le bugie che mi fai dire diventano ogni giorno più grandi
Questi sono pazzi giorni, ma mi fanno risplendere
e il tempo scorre, scorre

In tutto il mondo devi diffondere la parola
dì a tutti ciò che sai e farai un giorno migliore
In tutto il mondo devi diffondere la parola
dì a tutti ciò che sai, vedrai che andrà tutto bene

Cosa farai quando i muri cadranno?
tu non ti muovi nè emetti mai un suono
Dove nuoterai con gli ostacoli che ti ritrovi davanti?
se ti perdi in mare spererò che tu sia affogato

Portami via...

Thursday, April 20, 2006

The end

Esistono varie teorie fatte dagli storiografi per descrivere l'evoluzione delle civiltà, dalla loro nascita alla loro fine.
Come storiografo dilettante aderisco la teoria secondo la quale, dopo aver raggiunto il suo apice di ricchezza, potenza, prosperità (l'apogeo), ogni civiltà declina fino a sparire. (Esistono poi alcune altra variabili, come l'inglobamento in altre civiltà o l'irradiazione in civiltà più piccole, ma non voglio complicare la dissertazione ora).
Occupiamoci piuttosto della nostra civiltà. Essa ha la peculiarità di essere una civiltà globalizzata. Molto ricca, molto estesa, molto tecnologica. La più grande civiltà mai esistita. Per questo c'è da aspettarsi che anche il suo tonfo sarà enorme.
Le cause della fine possono essere diverse, e spesso agiscono insieme. Problemi ecologico-ambientali, economici, sociali.
Tanto per fare un esempio come un altro, l'altro giorno leggevo un articolo in cui si diceva che l'innalzamento delle temperature potrebbe (potrebbe) causare lo scioglimento del metano ghiacciato che giace in fondo agli oceani. Il metano, una volta discioltosi, salirebbe in superficie, nell'atmosfera, provocando in mare un effetto "bollitura". Una volta in atmosfera, il metano avrebbe accelererebbe in modo esponenziale l'effetto serra.
Si pensa che alcune delle grandi estinzioni delle ere precedenti (es. quella del Permiano) potrebbero essere state causate dallo scioglimento del metano.

Tanto per fare un esempio come un altro, il petrolio sta diventando sempre più un bene di lusso. Niente petrolio, niente benzina. Niente petrolio, niente corrente elettrica, niente acqua calda. Sembra che stiamo vivendo in quella che, in borsa, si chiama una "bolla". Un eccessivo benessere che sta per scoppiare.
Sembra.

(to be continued)